È sabato pomeriggio, tuo figlio di 15 anni sta uscendo per andare in centro con gli amici. Gli dai 20 euro, lui li infila in tasca senza contarli e dice «ciao», uscendo dalla porta. Torna alle sette e mezza. In tasca non c’è più niente, e quando gli chiedi com’è andata racconta di un panino, di un giro in un negozio, di un bubble tea che «costava tantissimo». Il resto non se lo ricorda. Poi, prima che tu possa aggiungere altro, mette le mani avanti: «Tranquillo, so gestire i soldi».
Sabato scorso eravamo tornati indietro, a 8 anni e alla domanda «perché lavori?», e ti avevo promesso un salto in avanti. Nella newsletter di metà ottobre, parlando degli 11 anni, la faccia era stupita: «ma io ho preso solo delle merende». A 15 anni la faccia è sicura. E quella sicurezza, lo dico con tutto l’affetto possibile, è il punto da cui partire.
Lo dicono i dati più recenti sui ragazzi italiani. Nella Sintesi dei risultati OCSE PISA 2022 Financial Literacy, pubblicata da INVALSI con Banca d’Italia nel 2024 su oltre 6.200 quindicenni di 343 scuole, quasi 8 studenti su 10 dichiarano di saper gestire i propri soldi. Quando però la domanda diventa più precisa, cioè se si sentono sicuri nell’organizzare le proprie spese tenendo conto dei soldi che hanno davvero a disposizione, la quota scende al 51%, contro il 62% della media OCSE (Sintesi INVALSI, p. 9).
La mia tesi è questa: tra i 14 e i 18 anni tuo figlio non ha bisogno di sentirsi più sicuro, quello lo fa già da solo, probabilmente non solo con denaro. Ha, invece, bisogno di allenarsi a decidere prima di spendere, con soldi suoi e con sbagli limitati, finché vive ancora sotto il tuo tetto.
Perché a 15 anni i ragazzi si sentono sicuri anche quando non lo sono?
Perché la sicurezza che hanno è vera, ma riguarda un’altra cosa. Saper gestire i soldi, per un quindicenne, vuol dire contare il resto, controllare quanto c’è sulla prepagata, confrontare i prezzi tra il negozio e l’online, cosa che, secondo la stessa indagine menzionata in precedenza, fanno più di 7 studenti su 10.
Organizzare le spese è un’altra faccenda. Vuol dire guardare i 20 euro prima di uscire e decidere cosa devono coprire, oppure arrivare a fine mese con ancora qualcosa per l’ultimo sabato. È pianificare e la pianificazione a quell’età si scontra con due forze che i dati PISA fotografano bene. Il 61% dei quindicenni italiani dice di aver comprato qualcosa perché lo avevano gli amici, e il 43% spende più di quanto vorrebbe quando è in compagnia. Il bubble tea della scena iniziale non è un capriccio: è il prezzo di stare nel gruppo.
C’è poi un dettaglio che mi ha colpito. Il 64% dei ragazzi italiani dice di controllare meglio le spese pagando in contanti, contro il 54% della media OCSE. È come se sapessero già che con il telefono o la carta i soldi diventano più difficili da tenere sotto controllo, e lo sapessero meglio di molti adulti.
Di cosa parlano i quindicenni italiani con i genitori, quando si parla di soldi?
Parlano delle cose che vogliono comprare, molto meno di come si costruisce un piano. Secondo la sintesi pubblicata da Banca d’Italia sul portale L’economia per tutti nel luglio 2024, solo il 15% circa dei quindicenni non si confronta mai, o quasi mai, con i genitori sui soldi per i propri acquisti e sugli acquisti online. Sul budget e sull’economia in generale, invece, oltre il 40% non ne parla mai o quasi mai.
Detto con parole semplici: in famiglia si parla molto del «posso prenderlo?» e poco del «come ci arrivi a fine mese?». La prima domanda la fa lui, la seconda dovremmo farla noi.
Chiara Scotti, Vice Direttrice Generale della Banca d’Italia, aprendo la presentazione dei risultati italiani di PISA il 27 giugno 2024, ha descritto bene il mondo in cui i nostri figli stanno entrando: «Le maggiori opportunità di scelta e accesso a prodotti e servizi finanziari sono apprezzate, ma richiedono una maggiore responsabilità individuale nelle decisioni finanziarie rispetto al passato» (intervento di Chiara Scotti). Quella responsabilità, a partire dai 18 anni, arriva tutta insieme, ed è meglio che tuo figlio l’abbia già provata a piccole dosi in precedenza.
Cosa vuol dire, in pratica, essere pronti come genitore?
Vuol dire cambiare ruolo. Fino a 13 anni hai deciso tu quasi tutto, e il budget lo costruivate insieme. Adesso il tuo compito diventa più simile a quello di un allenatore: dai una somma, fissi poche regole chiare e poi stai a bordo campo, anche quando vedi che sta per sbagliare.
È la parte più difficile, perché la tentazione di ricaricare la prepagata a metà mese è fortissima. Ma uno sbaglio da 20 euro a 15 anni costa molto meno di uno sbaglio da 800 euro a 20, il primo mese con uno stipendio vero.
C’è anche un passo concreto che molte famiglie rimandano. Sempre secondo la sintesi INVALSI, il 45% dei quindicenni italiani risparmia solo a casa, nel cassetto o nel salvadanaio, contro il 27% della media OCSE. Quasi 1 su 2, quindi, non ha ancora un rapporto con un conto vero. Aprirne uno a suo nome, con la tua firma, non è una scelta obbligata; però dà a tuo figlio qualche anno di pratica con estratti conto, notifiche e limiti prima di doverli affrontare da solo.
Cosa puoi fare sabato prossimo, prima che esca
Prima cosa: prima che esca, non chiedergli quanto gli serve, chiedigli come pensa di dividere quello che ha. Bastano 2 minuti: tanto per mangiare, tanto per il resto, un margine per l’imprevisto. Non serve che il piano sia perfetto, serve che esista prima della prima spesa.
Seconda cosa: al ritorno, niente interrogatorio sulla porta. Chiedigli di segnare le spese sul telefono, anche solo una nota con cifre e parole, e una volta al mese guardatele insieme. Senza commenti sul bubble tea.
Terza cosa: se gli dai soldi uscita per uscita, prova a passare ad una somma mensile. E se finisce prima del tempo, lascia che finisca. Un sabato senza soldi gli insegnerà più di qualunque discorso tu possa fargli.
Il ciclo delle età, in quattro righe
Con questo numero chiudiamo il percorso sulle età che avevamo iniziato a settembre. Se ti sei perso un pezzo, eccolo in breve:
3-6 anni, I fondamenti prima dei 7 anni: le abitudini si formano prima di quanto pensiamo, anche guardando te alla cassa.
7-10 anni, La palestra della paghetta: una somma regolare, poche regole, e il diritto di sbagliare.
11-13 anni, Dal salvadanaio al budget: imparare a vedere il totale prima di spenderlo.
14-18 anni, oggi: decidere da solo, con te a bordo campo.
Due cose da provare questa settimana
Una: la prossima volta che tuo figlio ti dice «so gestirmi i soldi», non contraddirlo. Prova a rispondergli «bene, allora fammi vedere come dividi i prossimi 20 euro» e ascolta il suo piano, anche se ti sembra sbagliato.
Due: rispondi a questa email e dimmi di cosa vuoi che parliamo nei prossimi numeri, adesso che il ciclo delle età è finito. La paghetta torna a novembre, ma se hai una domanda che ti gira in testa da tempo (i regali dei nonni, il primo telefono, il primo lavoretto estivo) scrivimela. Leggo tutte le risposte, promesso! Se la newsletter ti è arrivata inoltrata, iscriviti così la prossima ti arriva il sabato mattina.
Ci sentiamo sabato prossimo.
Alessandro



