Sei in coda alla Cassa 9. Tuo figlio ha in mano un pacchetto di figurine e ti guarda.
Sai già come finisce: puoi cedere per chiudere subito la discussione, oppure dire di no e affrontare almeno due minuti difficili davanti a mezzo supermercato. Nessuna delle due scelte sembra la mossa giusta. In un certo senso hai ragione, perchè la partita non si gioca alla cassa, ma si gioca prima. Molto prima.
Questa newsletter esiste perché ho passato anni a giocare male quella partita e perché, ad un certo punto, ho capito che se non cambiavo qualcosa di me, mio figlio avrebbe appreso da me in modo errato.
Come sono arrivato qui oggi
Sono cresciuto in una famiglia dove i soldi erano un argomento da adulti: non se ne parlava a tavola, non se ne parlava tra parenti, non se ne parlava per niente. Non era cattiveria, ma era imbarazzo: nessuno sapeva bene come farlo, così si trasmetteva l’unica cosa che si può trasmettere in mancanza di parole da dire, il silenzio.
Ho ereditato quel silenzio prima ancora del primo conto in banca. Ci ho messo anni capire perché parlare di soldi mi mettesse così a disagio. Altri anni per imparare a farlo in modo adeguato. Quando è nato mio figlio, ho deciso che con lui sarebbe stato diverso, seppur non perfetto.
Da lì è partito tutto: le domande, gli studi, i tentativi fatti a casa, gli errori. E, un pezzo alla volta, un libro che sto scrivendo per altri genitori. Il titolo è “La paghetta viene dopo” e ne parlo brevemente di seguito. Questa newsletter viene prima del libro per due motivi.
Il primo è egoistico: mi serve per testare le idee con lettori veri, prima di stamparle in mille copie. Il secondo è meno egoistico: mi serve a non far aspettare chi ha figli oggi, ed è in attesa alla cassa 9 del supermercato di cui sopra.
Cosa succederà tra due sabati
Ogni due sabati ti arriverà un’email con tre temi all’interno.
Una riflessione su un pezzo concreto della vita di famiglia relativamente ai soldi: la paghetta, il regalo dei nonni, la prima carta di debito, il compagno di classe con il telefono nuovo o il salvadanaio svuotato senza chiedere il permesso.
In secondo luogo, uno strumento da provare la settimana stessa: una domanda da fare a tavola, un esercizio da proporre a tuo figlio, una regola da concordare, una tabella da compilare insieme.
Infine, una storia. Mia, oppure di altre famiglie, o entrambe.
Niente teoria pura. Niente finanza personale mascherata da educazione per i figli. Niente affiliate link travestiti da consigli. E niente promesse impossibili: non voglio insegnarti a crescere un mini-Warren Buffett, ma ti aiuto a non far crescere un adulto che, davanti a un bonifico, si sente male come mi sono sentito male io per anni.
Il primo strumento: come dire di no senza sentirti in colpa
Torniamo alla cassa 9 di prima.
C’è una cosa che continua a mancare nella conversazione italiana sui figli e i soldi: il fatto che il “no” sia il primo strumento educativo sul denaro, non l’ultimo. Prima di altre soluzioni, del salvadanaio, prima della paghetta, prima della carta prepagata, viene la capacità del genitore di dire di no e restare in piedi.
Sembra banale, ma non lo è per niente. E ha un supporto solido negli studi.
Nel 2013 David Whitebread e Sue Bingham dell’Università di Cambridge hanno pubblicato per il Money Advice Service britannico uno studio intitolato Habit Formation and Learning in Young Children. La conclusione principale dello studio è netta: intorno ai sette anni molti dei comportamenti economici di base sono già impostati. Non i concetti astratti, che arriveranno dopo, ma le abitudini: come reagisci al desiderio, come gestisci l’attesa, cosa fai quando non puoi avere qualcosa che desideri. E queste abitudini si formano guardandoti.
Ecco perché quel “no” al supermercato conta più di quanto sembri. Non stai negando delle figurine da 2 euro, ma stai insegnando a tuo figlio, senza dirglielo, come si vive un desiderio che non può essere soddisfatto subito.
Il problema è che dire di no senza sensi di colpa è difficile. Almeno tre cose ti mettono i ndifficoltà: la stanchezza, gli sguardi degli altri e la sensazione che stai togliendo qualcosa a chi ami. Di seguito non ti do una formula magica, ma un format che puoi applicare a modo tuo.
Prima: prima ancora di entrare al supermercato, fai una cosa che sembra sciocca: dì a voce alta, in macchina o per strada, cosa andate a comprare. “Andiamo a prendere il pane, il latte, la pasta. Non compriamo altro oggi.” Non lo dici per lui, ma per te: è un patto con te stesso. Serve a non ritrovarsi in cassa impreparato.
Durante: quando arriva la richiesta, evita due frasi. La prima è “non ho i soldi”, perché è quasi sempre falsa e i bambini se ne accorgono. La seconda è “sei sempre il solito, chiedi chiedi chiedi”, perché sposta il no dalla cosa alla persona. Prova invece: “Oggi non lo compriamo, perchè non era nella lista”. Corto, fermo e senza aggettivi.
Dopo: se scoppia il pianto, non trattare il pianto come un’emergenza da spegnere. È la parte più difficile per un genitore medio, me compreso: siamo abituati a considerare il pianto del figlio come un problema da risolvere. Non lo è sempre. A volte è solo il modo in cui un bambino piccolo attraversa una frustrazione. Se glielo lasci attraversare, imparerà che si può stare male per due minuti e poi passare. Se lo compri, imparerà che si evita di stare male comprando.
Non ti sto chiedendo di essere freddo: puoi abbracciarlo, prenderlo in braccio, dirgli che capisci. Quello che non devi fare è cambiare il no.
Cosa fare adesso
Se sei arrivato fin qui, hai già fatto la cosa più difficile: ti sei fermato a leggere qualcosa sull’argomento invece di rimandarlo. Bene!
Ti chiedo due cose semplici.
Una: se ti riconosci in ciò che hai letto, iscriviti alla newsletter (se non l’hai già fatto arrivando qui). Il primo numero vero della newsletter esce sabato prossimo, e da lì proseguiremo ogni due settimane.
Due: entro la prossima uscita, prova almeno una volta l’esercizio del “patto in macchina” prima del supermercato. Non aspettare l’occasione perfetta, ma sfrutta la prossima spesa. E se ti va, scrivimi com’è andata, rispondendo direttamente a questa email. Leggerò tutto, promesso!
Ci vediamo tra due sabati.
Alessandro

