È venerdì sera e tua figlia di 11 anni, che fa la prima media, ti chiede 3 euro per la pizza di domani con gli amici. Le ricordi che lunedì ha ricevuto la paghetta di 10 euro.
«Li ho spesi al bar», risponde.
Quanto hai speso, esattamente?
«Boh, poco».
Allora provate a ricostruire insieme le sue spese: un cornetto lunedì, un succo e una pizzetta martedì, mercoledì due focacce perché un’amica aveva dimenticato i soldi, giovedì ancora un cornetto. Fanno 9 euro e 50. Tua figlia ti guarda sinceramente stupita: «Ma io ho preso solo delle merende».
Nella newsletter di sabato scorso abbiamo parlato di esempi e incoerenze e ti avevo promesso che oggi saremmo saliti di fascia: 11-13 anni, dal salvadanaio al budget. La faccia stupita della figlia è il punto di partenza. Lei non ha sprecato nulla, ma ha comprato sei piccole cose, una alla volta, non avendo mai il riferimento della settima, cioè il totale.
C’è un dato che spiega perché vale la pena insistere proprio a questa età. Due economisti dell’Università di Verona, Alessandro Bucciol e Marcella Veronesi, hanno studiato le abitudini di risparmio degli adulti nei Paesi Bassi in un lavoro pubblicato nel 2014 sul Journal of Economic Psychology. Chi da bambino aveva ricevuto un’educazione al risparmio da parte dei genitori, da adulto aveva il 16% di probabilità in più di risparmiare e riusciva a mettere da parte circa il 30% in più. La strategia più efficace combinava la paghetta tra gli 8 e i 12 anni, il controllo su come veniva spesa e i consigli su risparmio e budget tra i 12 e i 16. La paghetta da sola, invece, non aumentava la probabilità di diventare risparmiatori.
La tesi di questa settimana sta tutta qui: tra gli 11 e i 13 anni tuo figlio diventa capace di ragionare su soldi che non vede e il budget è esattamente questo, soldi che non esistono ancora fisicamente e non sono ancora stati suddivisi su spese future.
Cosa cambia nella testa di un ragazzo tra gli 11 e i 13 anni?
Cambia il modo di ragionare. Lo psicologo svizzero Jean Piaget chiamava questa fase «stadio operatorio formale» e la collocava intorno ai 12 anni, quando un ragazzo comincia a usare le astrazioni, a formulare ipotesi, a ragionare su cose che non ha davanti. Lo riassume una scheda di StatPearls sullo sviluppo cognitivo, la banca dati medica della National Library of Medicine americana, aggiornata nel 2023.
Per la gestione del denaro è un passaggio enorme. Il salvadanaio è uno strumento concreto: guardi dentro e vedi le monete. Il budget è uno strumento astratto: è una previsione scritta su qualcosa che deve ancora succedere. A 8 anni chiedere a un bambino di prevedere le spese della settimana è come chiedergli di fare un’equazione. A 12 inizia ad essere possibile.
Lo conferma anche il quadro europeo delle competenze finanziarie per bambini e ragazzi, pubblicato da Commissione europea e OCSE nel 2023. Per i 6-10 anni parla di abitudini, come mettere da parte una parte della paghetta. Per gli 11-15 anni il verbo cambia: preparare e correggere un budget personale, tenere sotto controllo entrate e uscite, darsi un obiettivo di risparmio con un piano per raggiungerlo.
Perché il salvadanaio non basta più?
Perché risponde a una sola domanda: quanto ho? Non dice niente su dove sono andati i soldi, e niente su dove andranno. Finché le spese erano rare e grandi, una figurina qui, un giocattolo là, bastava. A 11 anni le spese diventano frequenti e piccole: la merenda al bar, il gelato, il regalo per il compleanno di un compagno. Prese una per una non contano molto. Sommate costituiscono l’intera paghetta.
C’è anche un secondo motivo: una parte dei soldi di tuo figlio, in questi anni, smette di essere fatta di monete. Arriva spesso la prima carta prepagata, il saldo è costituito da dei numeri su uno schermo e non c’è più un barattolo che si svuota davanti agli occhi.
La ricercatrice italiana che spiega il passaggio dal concreto all’astratto
Annalisa Valle è ricercatrice in Psicologia dello sviluppo e dell’educazione all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. In un’intervista a Elle del 2021 ha descritto così la traiettoria: «Tanto più i bambini sono piccoli, tanto più il loro ragionamento è concreto, ossia ancorato a oggetti osservabili e fisicamente manipolabili». E poi, crescendo, «i ragazzi acquisiscono sempre di più un ragionamento astratto, che permette loro di comprendere aspetti della gestione del denaro nei quali non sono direttamente coinvolti: dal denaro dematerializzato, alla situazione economica del passato o di Paesi lontani».
Il budget sta esattamente su quel confine: è il primo strumento che richiede a tuo figlio di pensare i soldi senza poterli toccare.
Come si imposta un primo budget a 11 anni?
Con carta, penna e due momenti fissi alla settimana: prima la previsione, poi il confronto. È proprio questo il passaggio astratto che il salvadanaio non allena.
Il lunedì, quando riceve la paghetta, tuo figlio scrive su un quaderno come pensa di dividerla. Bastano poche voci generali: merende e bar, uscite con gli amici, risparmio per un obiettivo. Il venerdì scrive accanto quanto ha speso davvero in ciascuna voce. La differenza tra le due colonne costituisce la lezione, e non serve nemmeno che tu aggiunga altro.
Le prime settimane le due colonne non coincideranno quasi mai. Va bene così: sta imparando a prevedere e nessuno prevede bene al primo tentativo. Quello che conta è che la domanda del venerdì diventi «cosa cambio la settimana prossima?» e non «perché hai speso così tanto?».
Davvero si decide qui come spenderà a vent’anni?
“Decide” è una parola forte e la uso apposta per farti fermare un momento. Nello studio di Bucciol e Veronesi l’effetto dell’educazione ricevuta da piccoli resta visibile anche negli adulti di diverse età. Inoltre il quadro europeo ricorda che le competenze finanziarie si costruiscono una sopra l’altra: quelle dei più grandi poggiano su quelle imparate prima. Non è un destino scritto a 12 anni. Però un ragazzo che a 13 anni ha già fatto cento previsioni sbagliate su un quaderno arriva a 20 con un’abitudine che molti adulti non hanno mai preso.
Cosa puoi fare venerdì sera, in dieci minuti
Prima cosa: prima di fare i conti, chiedi a tuo figlio quanto pensa di aver speso questa settimana. Poi ricostruite insieme le spese, come nella scena iniziale di questa newsletter. La distanza tra la sua stima e il conto vero vale più di qualsiasi spiegazione.
Seconda cosa: comprate insieme un quaderno, dedicato solo a questo. Due colonne, «penso di spendere» e «ho speso», poche righe per le voci di spesa.
Terza cosa: scegliete un obiettivo di risparmio a due o tre mesi, qualcosa che desidera davvero. Più lungo delle quattro settimane che funzionano a 8 anni, abbastanza vicino da sembrare raggiungibile.
Due cose da provare questa settimana
Una: la prossima volta che tuo figlio ti chiede dei soldi extra, prova a rispondere con una domanda prima che con un sì o un no: «In quale riga del quaderno la mettiamo?». Vedrai che cambierà il tono della conversazione.
Due: se questa newsletter ti è servita, iscriviti così le prossime ti arrivano il sabato mattina. Il prossimo numero, il 24 ottobre, torna più indietro con gli anni ma va dritto a una domanda difficile: «Papà, perché lavori?». È la conversazione che rimandiamo sempre e che dovremmo fare già a 8 anni.
Ci sentiamo sabato prossimo.
Alessandro



