È lunedì sera, sono le otto e state finendo di cenare in cucina. Tuo figlio ha 6 anni e ti chiede, per la terza volta da sabato, l’album di figurine che hanno tutti i suoi compagni. Gli rispondi come gli rispondi sempre: «Costa troppo, questo mese dobbiamo risparmiare». Lui annuisce, un po’ deluso, e torna al suo piatto. Un quarto d’ora dopo suona il citofono. È il corriere, con un pacco che avevi ordinato venerdì e di cui ti eri quasi dimenticato. Lo appoggi sul tavolo, lo apri. Tuo figlio non dice niente: guarda la scatola, poi guarda te.
Sabato scorso ti ho lasciato con i 2 euro che avevi in tasca davanti all’edicola, e ti avevo promesso che c’entravano con questo numero. Tenerli in tasca era una decisione sulla paghetta, certo. Ma era anche un esempio: tua figlia ha visto che la regola valeva pure per te. Oggi parliamo di quello che succede quando invece la regola vale solo per lui.
Parto da un dato italiano. In un’analisi pubblicata su lavoce.info nel 2024, Flavia Coda Moscarola, Daniela Del Boca e Giovanna Paladino hanno studiato i dati di un’indagine CSA Ricerche per il Museo del Risparmio su adolescenti e genitori. Hanno misurato la pazienza con i soldi, cioè la disponibilità a rinunciare a una somma oggi per averne una più alta tra un mese. Risultato: avere un genitore paziente aumenta di 38,4 punti percentuali la probabilità che sia paziente anche il figlio. È una correlazione, non una prova di causa, e riguarda ragazzi più grandi dei nostri. Ma gli autori la chiudono così: «il buon esempio si conferma il migliore dei mezzi educativi».
La mia tesi, allora, sta in una riga: tuo figlio non impara la regola che gli dici, impara la distanza tra quella regola e quello che ti vede fare.
Perché un bambino nota proprio le incoerenze?
Perché tra i 4 e i 10 anni tuo figlio sta cercando di capire come funzionano le cose, e le regole dei grandi sono una delle cose da capire. Una regola rispettata da tutti passa quasi inosservata. Una regola che vale per lui e non per te, invece, salta all’occhio, ed è lì che il bambino si fa la sua idea su cosa conta davvero.
Paul Webley, psicologo economico dell’Università di Exeter, lo scriveva già nel 2006 insieme a Ellen Nyhus in uno studio sul Journal of Economic Psychology: se i genitori comprano spesso d’impulso e faticano a controllare le spese, stanno facendo da modello per quei comportamenti. Lo studio misura effetti deboli, e gli autori lo dicono con onestà. Deboli però non vuol dire nulli: sono effetti che si sommano, cena dopo cena, per anni.
Quali incoerenze vede più spesso?
Tre, secondo me, e nessuna richiede una scena drammatica.
La prima è quella del pacco: «costa troppo» detto a lui e un acquisto per te arrivato nella stessa sera. Il punto non è che tu non possa comprarti delle cose. Il punto è che lui ha sentito un motivo, il risparmio, e ha visto quel motivo cadere dopo quindici minuti.
La seconda è «pensaci prima di comprare», ripetuto a lui davanti agli scaffali, e poi la tua mano che prende qualcosa alla cassa senza guardare il prezzo. Lui il prezzo lo guarda, perché gliel’hai insegnato tu.
La terza è la più sottile: «non preoccuparti, i soldi non sono un problema», detto con il tono di chi ha appena aperto una bolletta. A 7 anni le parole le capisce, ma il tono lo capisce meglio.
La psicologa italiana che parla di modelli «discrepanti»
Antonella Marchetti è professoressa ordinaria di Psicologia dello sviluppo all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e, nel 2021, dirigeva il Dipartimento di Psicologia dell’ateneo. In un’intervista a Elle ha descritto così il ruolo dei genitori: «l’interiorizzazione dei modelli parentali, a volte congruenti tra i due genitori a volte discrepanti, è elemento di costruzione di atteggiamenti e preferenze economiche nei figli».
Tradotto in cucina: l’incoerenza non sta solo tra quello che dici e quello che fai, ma anche tra te e l’altro genitore, quando uno dice no all’album e l’altro lo compra il giorno dopo.
Allora bisogna essere coerenti sempre?
No, e per fortuna, perché nessuno ci riesce. La strada più realistica è un’altra: raccontare le tue scelte, comprese quelle sbagliate.
Lo suggerisce uno studio di Mary Fletcher e Robert Wright, pubblicato nel 2024 sul Journal of Consumer Affairs con dati raccolti nel Regno Unito su 817 bambini tra i 4 e i 6 anni. Dove il genitore parla con il figlio delle proprie scelte di spesa, la comprensione del denaro è più alta di circa l’11%. Spiegare da dove arrivano i soldi o commentare cosa compra il bambino, invece, non mostra effetti significativi. Anche qui parliamo di un’associazione, ma il segnale va nella stessa direzione: conta di più farsi vedere mentre si sceglie che spiegare come si dovrebbe scegliere.
Torniamo al pacco. Potresti dire: «Hai ragione, questo l’ho ordinato senza pensarci troppo. La prossima volta aspetto un giorno, come chiedo di fare a te». Hai ammesso un errore, hai confermato la regola e l’hai estesa anche a te. Una cautela, però, viene proprio dall’analisi di lavoce.info: condividere amplifica l’esempio, anche quello cattivo. Racconta le scelte, non le preoccupazioni. Una spesa d’impulso si può raccontare a cena. L’ansia per l’affitto, a 6 anni, no.
Cosa puoi fare a cena, in dieci minuti
Prima cosa: scegli una frase sui soldi che ripeti spesso, come «costa troppo» o «non serve», e per una settimana controlla se vale anche per i tuoi acquisti. Non serve cambiare niente, per ora: basta accorgersene.
Seconda cosa: la prossima volta che fai una spesa che contraddice quella frase, dillo tu, prima che te lo faccia notare lui. Con le stesse parole che useresti se l’avesse fatta lui.
Terza cosa: se in casa siete in due, scegliete insieme una regola che valga per tutti. Per esempio: per le cose che non servono subito si aspetta un giorno, grandi e piccoli. Una regola condivisa da due adulti pesa molto più di due regole diverse.
Due cose da provare questa settimana
Una: a cena, prova a raccontare una tua scelta di spesa della giornata, anche piccola. Perché hai preso quella marca di pasta e non l’altra, perché hai rimandato le scarpe nuove. Due minuti, senza morale finale. Poi guarda cosa ti chiede.
Due: se questa newsletter ti è servita, iscriviti così le prossime ti arrivano il sabato mattina, e girala all’altro genitore: con le incoerenze si lavora meglio in due! Il prossimo numero, il 17 ottobre, sale di fascia: 11-13 anni, dal salvadanaio al budget. È il salto che, secondo me, decide i vent’anni.
Ci sentiamo sabato prossimo.
Alessandro



